Il Nuovo Volto Del Processo Di Famiglia

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Le novità della “riforma Cartabia”


Il 9 dicembre 2021 è stata pubblicata in Gazzetta Ufficiale la legge n. 206 del 26.11.2021 contenente le deleghe al Governo per la riforma del processo civile. In questo ambito il diritto di famiglia gioca un ruolo da indubbio protagonista, come dimostra l’ampio spazio ad esso dedicato dalla legge di riforma, alla quale va il merito di gettare molte luci sulle (tante) zone d’ombra della materia.

Del resto da tempo gli operatori del settore chiedevano un intervento risanatore di un sistema connotato da evidenti criticità, in primis la frammentazione dei riti e dei procedimenti, con l’intricato labirinto delle competenze tra Tribunale Ordinario e Tribunale dei Minori. Un contesto a parere dei più disfunzionale e affetto da problemi strutturali, spesso inadatto a garantire piena e tempestiva tutela alle parti, in balia di una pluralità di lunghi e costosi procedimenti.


Lo scenario descritto trova una – spiacevole – conferma nelle innumerevoli condanne inflitte all’Italia da parte della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo. Nell’ultima di una lunga serie di pronunce, la Corte ha nuovamente richiamato il nostro Paese a dotarsi di strumenti giuridici adeguati ad attuare tanto gli obblighi negativi di non ingerenza, che quelli positivi di attivazione per un effettivo rispetto della vita familiare (il riferimento è a T.M. c. Italia – ricorso n. 29786/19 – sentenza del 7 ottobre 2021: nella specie, la Corte ha ritenuto che “le autorità nazionali non abbiano fatto sforzi adeguati e sufficienti per far rispettare il diritto di visita del ricorrente, e che abbiano violato il diritto dell’interessato al rispetto della sua vita familiare” con conseguente violazione dell’articolo 8 della Convenzione[1]).

In soccorso di un sistema in evidente affanno interviene ora la riforma che, con una profonda opera di rinnovamento, porterà progressivamente il processo di famiglia a dotarsi di un volto del tutto nuovo.



Le fasi della riforma

La legge 206 prevede un intervento sistematico e complessivo, da attuarsi in tre fasi, da qui sino al 31.12.2024, per essere quindi pienamente operativo a partire dal 2025.


Fase uno

La prima delle tre fasi della riforma Cartabia è destinata a realizzarsi quasi immediatamente. Il comma 37 della legge 206 dispone l’entrata in vigore delle disposizioni indicate dai commi da 27 a 36 al decorrere dal centottantesimo giorno successivo all’entrata in vigore della legge. Dal prossimo 22 giugno sarà pertanto applicabile il seguente primo blocco di norme.

 

Negoziazione assistita

La riforma valorizza la procedura di negoziazione assistita, introdotta dalla legge 162/2014, con l’intento di farne uno strumento sempre più efficace e favorendo, laddove possibile, il ricorso alla cd. “giurisdizione forense” quale mezzo complementare e indispensabile nella stessa ottica di efficientamento del processo civile.

La scelta in questo senso operata dalla legge dimostra la consapevolezza che gli strumenti di ADR costituiscono opportunità preziose, in grado di fornire alle persone soluzioni “su misura”, valorizzando gli aspetti relazionali delle parti (tratto tipico della materia), con l’obiettivo ultimo di produrre accordi efficaci e sostenibili per le famiglie nei loro nuovi assetti. In tale ottica, non poteva mancare l’estensione della possibilità di ricorrere al patrocinio a spese dello Stato anche per il procedimento di negoziazione assistita, facoltà questa finora esclusa, con correlata limitazione nell’utilizzo dello strumento.

La possibilità di avvalersi del gratuito patrocinio si accompagna ad un significativo ampliamento delle ipotesi applicative della negoziazione assistita, con la quale si potranno ora disciplinare le modalità di affidamento e mantenimento dei figli minori nati fuori del matrimonio e la modifica delle condizioni eventualmente già determinate: viene così eliminata quella che, sin da subito, era parsa una palese discriminazione delle famiglie non matrimoniali, per di più in contrasto con lo status unico di figlio introdotto dalla precedente riforma della filiazione. Inoltre, sarà possibile definire attraverso la negoziazione assistita:

-       le modalità di mantenimento dei figli maggiorenni non economicamente autosufficienti nati fuori del matrimonio e la modifica delle condizioni eventualmente già determinate;

-       l’assegno di mantenimento richiesto ai genitori dal figlio maggiorenne economicamente non autosufficiente e la modifica dell’assegno eventualmente già determinato;

-       gli alimenti dovuti ai sensi dell’art. 433 c.c. e la modifica degli alimenti eventualmente già definiti.


Curatore speciale del minore

La legge 206 riscrive l’art. 78 c.p.c. traducendo in disposizione normativa quegli interventi da tempo già sollecitati dagli operatori specializzati ed i principi a più riprese ribaditi anche dalla giurisprudenza di legittimità (da ultimo Cass. 25.2.2021, n. 1471).

L’istituto aveva già conosciuto una notevole espansione, soprattutto in considerazione del definitivo riconoscimento del minore quale parte sostanziale dei procedimenti che lo riguardano ed il cui superiore interesse deve essere altresì garantito attraverso l’agevolazione dell’esercizio dei diritti procedurali (così parafrasando i precetti chiaramente enunciati da Corte Cost., 83/2011). A questa esigenza mal si accompagna la rappresentanza dei genitori in tutte quelle ipotesi in cui, tra gli stessi, sorgano contrasti; il nuovo art. 78 c.p.c. dimostra di comprendere appieno tale situazione e prevede, tra l’altro, al nuovo comma 3, n. 3), la nomina del curatore speciale qualora “dai fatti emersi nel procedimento venga alla luce una situazione di pregiudizio per il minore tale da precluderne l’adeguata rappresentanza processuale da parte di entrambi i genitori”. Oltre alla nomina nelle ipotesi di decadenza dalla responsabilità genitoriale e nei procedimenti ex art. 403 c.c., essa potrà disporsi anche su richiesta del minore che abbia compiuto gli anni quattordici. La nomina potrà avvenire anche d’ufficio ed è prevista dall’art. 78 c.p.c. a pena di nullità degli atti del procedimento.



Nuovo art. 403 c.c.

Ulteriore disposizione integralmente riscritta e stravolta è l’art. 403 c.c. (da tempo “nel mirino”) che introduce e procedimentalizza, con rigide scansioni temporali, l’intervento del giudice nelle ipotesi di allontanamento del minore dall’ambiente familiare. La norma finora in vigore, che consente alla pubblica autorità di allontanare un minore dalla famiglia e collocarlo “in luogo sicuro”, mancava clamorosamente di previsioni volte a regolare la revoca o la modifica del provvedimento di allontanamento. La riforma colma questa lacuna introducendo un intervento giurisdizionale sull’attività della pubblica autorità, garantendo il doveroso controllo del giudice. Il nuovo testo dell’art. 403 c.c. prevede il potere del Pubblico Ministero di revocare il provvedimento adottato dalla pubblica autorità, o di chiederne la convalida al Tribunale dei Minorenni; il tutto, come accennato, entro gli strettissimi termini codificati dall’art. 403 c.c., pena la perdita di efficacia del provvedimento.



Modifica dell’art. 38 disp. att. c.p.c. e riparto delle competenze tra TM e TO

Nell’ottica di semplificare la contorta rete di procedimenti in attesa della definitiva riorganizzazione che si completerà con l’introduzione, nella terza fase, del Tribunale per le persone, per i minorenni e per la famiglia, si riscrive il tanto criticato art. 38 disp. att. c.p.c., per favorire il funzionamento della giurisdizione in tale arco temporale “di transizione”.

In estrema sintesi, la legge prevede la competenza del tribunale per i minorenni per i procedimenti previsti dagli articoli 84, 90, 250, ultimo comma, 251, 317-bis, ultimo comma, 330, 332, 333, 334, 335 e 371, ultimo comma c.c.; sono invece di competenza del tribunale ordinario i procedimenti previsti dagli articoli 330, 332, 333, 334 e 335 c.c., anche se instaurati su ricorso del pubblico ministero, quando è già pendente o è instaurato successivamente, tra le stesse parti, giudizio di separazione, scioglimento o cessazione degli effetti civili del matrimonio, ovvero giudizio ai sensi degli articoli 250, quarto comma, 268, 277, secondo comma, e 316 c.c., dell’articolo 710 c.p.c. e dell’articolo 9 della L. Div.

Quanto precede sarà come detto destinato ad una ulteriore revisione con l’introduzione del Tribunale per le persone, per i minorenni e per le famiglie, chiamato a fungere da giudice unico.



Fase due

È la fase che riguarda direttamente il processo, il rito. Entro la fine del 2022, il Governo dovrà adottare le deleghe necessarie al riassetto delle controversie in materia di famiglia, introducendo nel Libro II del codice di procedura civile il nuovo Titolo IV bis sulle “Norme per il procedimento in materia di persone, minorenni e famiglia”. L’obiettivo dichiarato è di “semplificazione, speditezza e razionalizzazione del processo civile (così l’art. 1 comma 1 della legge) con un unico rito applicabile a tutti i procedimenti sullo stato delle persone, ai minorenni e alle famiglie, di competenza del tribunale ordinario, per i minorenni e del giudice tutelare.


Tra le molte innovazioni, la legge prevede anzitutto che il ricorso introduttivo dovrà contenere tutti gli elementi di fatto e di diritto, con preclusioni e decadenze per i soli diritti disponibili e salvezza per i diritti indisponibili, deposito di ampia documentazione reddituale e patrimoniale, con sanzione in caso di ingiustificata presentazione. Si dovrà inoltre allegare agli atti introduttivi un “piano genitoriale” che illustri impegni ed attività dei figli (dalla scuola, alle attività extra curricolari, amicizie e frequentazioni abituali), sul quale i genitori dovranno poi individuare i punti di accordo che, se non rispettati, comporteranno una sanzione ai sensi dell’art. 709 ter c.p.c.[2]

Novità assoluta è la possibilità per le parti di proporre, già nel processo di separazione, la domanda di scioglimento o cessazione degli effetti civili del matrimonio (altro tema fino ad oggi fonte di sovrapposizioni e complicazioni, nonché di costi e procedimenti duplicati per le parti).

Larga tutela viene riconosciuta al minore, come già testimoniato dal nuovo ufficio del curatore speciale, nonché dalle nuove modalità di ascolto ed ulteriormente confermato anche con l’introduzione, all’art. 13 disp. att. c.p.c., dell’albo dei consulenti tecnici in materia di neuropsichiatria infantile, psicologia dell’età evolutiva e psicologia giuridica o forense. Maggiori garanzie anche per le vittime di violenza domestica e di genere, con ampliamento ad esempio dei poteri ufficiosi del giudice.

Possibilità per il magistrato di invitare le parti ad esperire un tentativo di mediazione familiare (eccezion fatta per i casi in cui sia stata riscontrata violenza di genere o domestica), possibilità che il giudice dovrà comunque riferire nel decreto di fissazione della prima udienza (anche in questo caso sempre con esclusione in caso di violenza), con ulteriore conferma della fiducia negli strumenti di ADR.

La riforma prevede inoltre un rito unico anche per i procedimenti congiunti di separazione e divorzio e di affidamento dei figli nati fuori dal matrimonio, modellato sull’art. 711 c.p.c. in particolare stabilendo che il tentativo di conciliazione potrà svolgersi solo con scambio di note scritte contenenti la volontà dei coniugi di non volersi riconciliare. Allo stesso modo con riferimento ai procedimenti di modifica delle condizioni di separazione e divorzio di condizioni relativi ai figli di coppie non coniugate, con giudizio sempre strutturato sull’art. 711 c.p.c.



Fase tre

È l’ultima fase della riforma, che culminerà nell’introduzione del nuovo Tribunale per le persone, per i minorenni e per le famiglie. Si completa così il percorso verso la definitiva semplificazione dei riti e dei procedimenti, ponendo fine alle numerose e già evidenziate inefficienze del sistema, a favore di un giudice unico, prossimo, altamente specializzato, con maggiori garanzie di giusto processo. Il tutto entro il 31.12.2024, come stabilito dal comma 25 della legge 206.

Il nuovo Tribunale sarà composto da sezioni distrettuali e sezioni circondariali; le prime saranno istituite presso ciascuna sede (o sezione) di Corte d’Appello, le seconde presso ogni sede di Tribunale ordinario. Al nuovo Tribunale per le persone potranno essere assegnati solo magistrati specializzati e formati nelle materie di competenza del Tribunale medesimo, con abolizione del limite decennale di permanenza nella funzione; non sarà invece possibile per i magistrati onorari occupare tali uffici.

Quanto al riparto delle competenze, tutte concentrate presso il Tribunale per le persone, per i minorenni e per le famiglie, alle sezioni distrettuali verranno attribuite quelle civili, penali e di sorveglianza, ad eccezione delle competenze espressamente attribuite alla sezione circondariale; a quest’ultima saranno in particolare attribuite le competenze del Tribunale dei minorenni, in tema di adozione, stato e capacità delle persone (con esclusione di cittadinanza, immigrazione e protezione internazionale), i procedimenti di competenza del giudice tutelare e le domande di risarcimento del danno endo-familiare.



Conclusioni

La riforma introdotta dalla legge 206/2021 ha una portata vastissima che tocca nel complesso il sistema del processo di famiglia, riconducendolo all’interno di un ambito unitario, con l’evidente scopo di valorizzare quei principi fondamentali – troppo spesso dimenticati – del giusto processo, del diritto di difesa e del contradditorio. Un contesto questo che a lungo aveva pregiudicato la tutela dei diritti soggettivi delle persone, costrette – anche quando soggetti cd. deboli – ad affrontare simultaneamente lunghi procedimenti, davanti a giudici diversi. Senza dimenticare le difficoltà anche per gli stessi avvocati, chiamati a districarsi in un sistema farraginoso.

Con un complesso e profondo intervento, la nuova legge dimostra di riconosce al diritto di famiglia una evidente specialità, come testimonia la valorizzazione delle peculiari competenze richieste al giudice assegnato al Tribunale per le persone, per i minorenni e per le famiglie: un magistrato formato e preparato in una materia che indubbiamente si esplica ben oltre il mero dettato codicistico delle norme e che deve garantire ai soggetti soluzioni tempestive, durevoli ed adeguate ai nuovi assetti delle relazioni familiari. Un contesto certamente peculiare che, per poter realizzare a pieno i propri ambiziosi obiettivi, richiederà altrettanta specializzazione anche agli avvocati.



[1] La sentenza integrale tradotta in lingua italiana è consultabile qui https://www.giustizia.it/giustizia/it/mg_1_20_1.page?facetNode_1=1_2%282021%29&facetNode_2=1_2%28202110%29&facetNode_3=0_8_1_4&contentId=SDU363458&previsiousPage=mg_1_20

[2] Norma anch’essa modificata già con decorrenza dal 22 giugno prossimo che al nuovo n. 3) prevede la possibilità di “disporre il risarcimento dei danni a carico di uno dei genitori nei confronti dell'altro anche individuando la somma giornaliera dovuta per ciascun giorno di violazione o di inosservanza dei provvedimenti assunti dal giudice. Il provvedimento del giudice costituisce titolo esecutivo per il pagamento delle somme dovute per ogni violazione o inosservanza ai sensi dell'articolo 614 bis”.


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