Le Tutele Del Lavoratore In Caso Di Omesso Versamento Contributivo

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Ai sensi e per gli effetti dell’art. 38, secondo comma, Cost., “i lavoratori hanno diritto che siano preveduti ed assicurati mezzi adeguati alle loro esigenze di vita in caso di infortunio, malattia, invalidità e vecchiaia, disoccupazione involontaria”. Da tale principio costituzionalmente garantito consegue che la costituzione ed il funzionamento del rapporto giuridico previdenziale tendono ad un superiore interesse pubblico, piuttosto che ad una struttura assicurativa. Ed infatti, l’attuale sistema previdenziale è basato sul principio di solidarietà, posto che tra i contributi e le prestazioni sussiste un rapporto di strumentalità e non già di corrispettività.

In particolare, il rapporto previdenziale si articola in una pluralità di rapporti bilaterali e cioè:

a)     il rapporto - di natura pubblicistica [1] - tra l’Istituto previdenziale (soggetto attivo) ed il datore di lavoro (soggetto passivo) avente ad oggetto l’adempimento dell’obbligazione contributiva, mediante il pagamento dei contributi per l’intero da parte del datore;

b)     il rapporto - di natura privatistica [2] - tra il lavoratore ed il datore di lavoro avente ad oggetto la rivalsa da parte di quest’ultimo nei confronti del primo in relazione alla quota dovuta dal lavoratore ma versata dal datore di lavoro in proprio in forza di un’obbligazione stabilita dalla legge (e non, quindi, in qualità di rappresentante del lavoratore);

c)      il rapporto - di natura assistenziale [3] - tra l’Istituto previdenziale ed il lavoratore avente ad oggetto l’erogazione della prestazione previdenziale in favore del beneficiario designato ex lege ad acquisire il vantaggio patrimoniale dell’assicurazione sociale [4].

Di conseguenza, stante l’estraneità del lavoratore al rapporto contributivo intercorrente tra l’Istituto previdenziale ed il datore di lavoro, il lavoratore non potrà richiedere al datore di lavoro il pagamento, in proprio favore, di quei contributi previdenziali.


In ragione di ciò, il sistema di tutele in vigore per il lavoratore in caso di mancato versamento dei contributi da parte del datore di lavoro prevede:

a)     il principio di automaticità delle prestazioni previdenziali ex art. 2116, primo comma, Cod. Civ., ai sensi del quale le prestazioni previdenziali ed assistenziali “sono dovute al prestatore di lavoro, anche quando l’imprenditore non ha versato regolarmente i contributi dovuti alle istituzioni di previdenza e di assistenza, salvo diverse disposizioni delle leggi speciali”, in relazione ai soli contributi previdenziali non prescritti;

b)     un’azione contrattuale nei confronti del datore di lavoro inadempiente al fine di ottenere la regolarizzazione della propria posizione contributiva [5], mediante il versamento dei contributi previdenziali non prescritti in favore dell’Istituto previdenziale;

c)      il rimedio risarcitorio ex art. 2116, secondo comma, Cod. Civ., onde ottenere dal datore di lavoro il risarcimento del danno [6] esperibile prima dell’età pensionabile (con azione di condanna generica) o al raggiungimento dell’età pensionabile ed a seguito della definitiva perdita (totale o parziale) della prestazione previdenziale [7];

d)     la facoltà di chiedere all’Istituto previdenziale la costituzione della rendita vitalizia, a spese del datore di lavoro, di cui all’art. 13 della legge 12 agosto del 1962, n. 1138 [8], entro il termine di prescrizione decennale[9], che decorre dalla data in cui si realizza la prescrizione del diritto a ricevere i contributi da parte dell’Istituto previdenziale, senza che rilevi la conoscenza o meno[10], da parte del lavoratore, della omissione contributiva.


Occorre, infine, precisare che le azioni sub lett. c) e d) sono autonome ed esperibili dal lavoratore in due distinti giudizi nei confronti dei rispettivi legittimati, posto che l’azione risarcitoria potrà essere proposta anche nel caso in cui non sia più esercitabile l’azione per la restituzione di quanto versato per la costituzione della rendita vitalizia.


[1] Cass., Sez. Un., 17 gennaio 2003, n. 683.

[2] Cass. 11 gennaio 2006, n. 239.

[3] Cass., Sez. Un., 19 febbraio 2004, n. 3339.

[4] Cass. 14 febbraio 2014, n. 3491.

[5] La posizione del lavoratore è stata assimilata a quella spettante al terzo beneficiario del contratto ai sensi dell’art. 1411 Cod. Civ. (cfr. Cass., Sez. Un., 17 gennaio 2003, n. 683; Cass., Sez. Un., 19 febbraio 2004, n. 3339, cit.). In particolare, si tratta di una legittimazione del lavoratore (terzo) verso il datore (stipulante) perché questo paghi quanto dovuto all’assicuratore (promittente), dunque di una legittimazione di tipo surrogatorio. E cioè, “il lavoratore, creditore della prestazione previdenziale, esercita verso il datore la pretesa spettante all’ente, suo debitore, potendo così ravvisarsi un caso di legittimazione surrogatoria” (Cass., 3 luglio 2004, n. 12213).

[6] Cass., 7 giugno 2003 n. 9168.

[7] E ciò anche a seguito della prescrizione dei contributi previdenziali.

[8] Cass. 14 febbraio 2014, n. 3491.

[9] Ai sensi e per gli effetti dell’art 2946 Cod. Civ., poiché il danno deriva direttamente dall’inadempimento di un obbligo commesso al rapporto di lavoro (Cass., 13 marzo 2003, n. 3756).

[10] Cass., Sez. Un., 14 settembre 2017, n. 21302.

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